“Una
città assente…”
Assistere alla
celebrazione del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia in una Piazza dei
Martiri semideserta è stato a dir poco desolante. Sarà stato anche l’orario, le
8,45, ma vedere solamente meno di un centinaio di cittadini di una città che di
residenti ne esprime circa 27 mila, è stato imbarazzante e, agli occhi del Commissario Straordinario, ho provato un po’ di vergogna.
Il corpo bandistico Euphonia, l’associazione bersaglieri,
la protezione civile e di volontariato, le associazioni donatori sangue, le associazioni
sportive (Atletica Padre Pio e De Bonis RingTeam), la CGIL, la nostra associazione e qualche
decina di cittadini, erano i presenti.
Il “mondo” sociale e culturale, le scuole, le altre sigle sindacali, le rappresentanze delle
categorie professionali e commerciali dove erano?
Ma soprattutto, i partiti,
i politici, quelli che su facebook in questi giorni si son riempiti la bocca “d’Italia unita”, coloro che a giorni
inizieranno a “contarci” i soliti, scontati e propagandistici programmi
elettorali, dove erano?
Chiediamo noi scusa, per
tutti, al Commissario Straordinario per non aver compreso, non partecipando
alla ricorrenza, il senso civico e di appartenenza alla nostra Nazione.
Agli assenti giriamo, a immediata e futura memoria, il video della cerimonia
di onore alla bandiera ed il messaggio che la dr.ssa Patrizi ha dedicato all’Italia
ed alla città di San Giovanni Rotondo.
(g.p.)
DISCORSO CELEBRATIVO
DEL 150° ANNIVERSARIO DELL’UNITA’ D’ITALIA
Autorità e rappresentanti istituzionali e cittadini
tutti di San Giovanni Rotondo, vi ringrazio per essere intervenuti a questa
importantissima festa nazionale nella quale celebriamo il 150° anniversario
dell’Unità d’Italia.
In questa fausta circostanza ricordiamo anzitutto le
parole che si possono leggere nel documento della legge n. 4671 del regno di
Sardegna e che valgono come proclamazione ufficiale del Regno d’Italia, legge
che fu promulgata il 17 marzo 1861 e pubblicata sulla Gazzetta ufficiale n. 68
del 18 marzo 1861:
“Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato;
noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue: (Articolo unico): Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e
i suoi Successori il titolo di Re d’Italia. Ordiniamo che la presente, munita
del Sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli atti del Governo,
mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello
Stato. Da Torino, addì 17 marzo 1861.”
In circa due anni, dalla primavera del 1859 alla
primavera del 1861, nacque, da un’Italia divisa in sette Stati, il nuovo regno:
un percorso che parte dalla vittoria militare degli eserciti franco-piemontesi
nel 1859 e dal contemporaneo progressivo sfaldarsi dei vari Stati italiani che
avevano legato la loro sorte alla presenza dell’Austria nella penisola e si
conclude con la proclamazione di Vittorio Emanuele II re d’Italia.
La Carta costituzionale italiana pone tra i “Principi
fondamentali” l’unità e la indivisibilità della Repubblica quali invalicabili
limiti nazionali, evidenziando nello stesso tempo come il riconoscimento e la
promozione delle autonomie siano parte integrante di una visione nuova
dell’Unità della Nazione e dello Stato Italiano. Non a caso il richiamo alla
Repubblica “una e indivisibile” è collocato in apertura di quello che diventerà
– nella redazione definitiva della Carta – l’art.5, cui fa seguito il Titolo V,
comprendente l’istituzione delle Regioni a “Statuto ordinario”.
In proposito non può non farsi cenno al messaggio che,
alla vigilia di questo importantissimo anniversario, il Presidente Giorgio
Napolitano ha rivolto alla Conferenza dei presidenti delle Assemblee
legislative di Regioni e Province autonome:” Nella Carta Costituzionale
l’eredità storica e culturale della Nazione convive con il riconoscimento e lo
sviluppo in senso federalistico delle autonomie, che la fanno più ricca e più
viva, riaffermando l’unità e l’indivisibilità della Repubblica”.
Oggi certamente assistiamo ad un fenomeno
irresistibile ed inverso a quello verificatosi nel Risorgimento, diretto alla
piena affermazione delle autonomie locali; lo scopo non è solo quello di
“portare il governo alla porta degli amministrati”, come si diceva all’epoca
della Costituente, necessità cui tutti oggi concordano, ma anche quello di
“porre gli amministrati nel governo di sé medesimi”.
Non si può dunque non fare riferimento alle condizioni
di squilibrio esistenti tra Nord e Sud, principale causa di intrinseca debolezza
e profonda divisione che sempre ha caratterizzato la nostra storia e che anche
oggi mina la nostra unità nazionale. Le indagini più recenti confermano infatti
quanto profondo resti il divario tra le regioni del centro nord e le regioni
meridionali, pure con le sensibili differenze che tra queste ultime si sono
prodotte.
Occorre considerare che la condizione del Mezzogiorno
pone un preoccupante interrogativo per il futuro del Paese.
E qui richiamo ancora una volta le parole pronunciate
dal Presidente Napolitano che afferma come occorra “comprendere che, per ardui
che siano gli sforzi da compiere, non c’è alternativa al crescere insieme, Nord
e Sud, essendo storicamente insostenibili e obbiettivamente inimmaginabili
nell’Europa e nel mondo di oggi prospettive separatiste e indipendentiste e,
più semplicemente, ipotesi di sviluppo autosufficiente di una parte soltanto,
fosse anche la più avanzata economicamente, dell’Italia unita.”
L’unità d’Italia è ora, nel quadro di un nuovo e più
avanzato sviluppo di una piena e celere integrazione europea, sempre più
necessaria, soprattutto in considerazione della programmata attuazione del
nuovo stato federalista.
Nella fase di cambiamento della realtà mondiale che
stiamo vivendo occorre infatti conciliare il sentimento nazionale con il
contesto dei sempre più rapidi mutamenti in atto. Proprio per questo è
importante recuperare quanto di buono vi è stato dell’”eredità del
Risorgimento” e, successivamente, dell’età della Costituente, ovvero negli anni
decisivi della ricostruzione su basi repubblicane e democratiche del nostro
Stato Unitario.
Viene ora da chiedersi quanto, da alcuni decenni,
questo patrimonio di valori unitari sia venuto meno, soprattutto nella
formazione delle giovani generazioni e
come questo abbia contribuito al diffondersi di nuovi particolarismi, di nuovi
motivi di divisione e di tensione nel tessuto della società e della vita
pubblica nazionale. A questo riguardo non possono essere trascurati i rischi
che ne derivano e che si presentano oggi, in occasione della celebrazione del
centocinquantesimo anniversario dell’Unità.
E’ dunque indispensabile un nuovo impegno condiviso,
da parte di chi amministra la res publica e delle classi dirigenti nel loro
insieme, per stimolare una maggiore
consapevolezza storica del nostro essere nazione e per fortificare la coscienza
nazionale unitaria degli italiani.
Ma oggi è anche l’occasione per ricordare gli episodi
più significativi degli ultimi 150 anni, nella storia di San Giovanni Rotondo.
L’unità d’Italia è stata raggiunta con il sacrificio
di molti patrioti che hanno lottato e donato la propria vita per l’ ideale
unitario di un popolo per molti anni diviso in tante parti. Anche in questa
città, dove nel 1860 dominavano i Borboni, si è combattuto ed è stata scritta
una pagina molto significativa della storia risorgimentale italiana.
Il ricordo dell’uccisione di 24 cittadini
sangiovannesi è ancora vivo: lo scorso mese di ottobre è stato celebrato il
150° anniversario di questo luttuoso evento che si verificò in concomitanza con
l’evento del 21 ottobre 1860 importantissimo per la storia d’Italia: le popolazioni delle province
dell’Italia meridionale si pronunciarono massicciamente con un “SI” al seguente
plebiscito: “Il popolo d’Italia vuole l’Italia una e indivisibile con Vittorio
Emanuele Re Costituzionale e Suoi legittimi discendenti”.
Non è il caso di ripercorrere gli
eventi luttuosi di quei giorni, ma semplicemente di mettere in risalto la
motivazione più nobile di quel sacrificio, scaturito in un clima di lotta fratricida
paesana ed anche nazionale tra quanti avevano scelto di continuare a sostenere
i dominatori e quelli che, invece, erano ispirati dagli ideali risorgimentali.
Il plebiscito a San Giovanni non si svolse il giorno 21 ottobre 1860 a causa
delle opposte minacce di stragi. L’eccidio fu consumato il giorno 23 ottobre.
Alla fine di ottobre 1860 a San
Giovanni Rotondo venne riallestito il seggio per la votazione del Plebiscito.
Ottocentocinquanta persone si espressero per il SI a Vittorio Emanuele II. Nove
persone per il NO.
Nel 1894 una lapide proclamò
"Martiri della Patria" le 24 vittime della lotta fratricida.
Il presente è figlio del passato e
tutti siamo chiamati ad operare con sincerità, intelligenza, serenità di cuore
e di pensiero, per la pace sociale di questa terra, nel ricordo di coloro
che, credendo in un mondo migliore, persero il bene prezioso della vita. (liberamente tratto dalla relazione di Giulio Giovanni
Siena su evento del 1860 presentata il 1° giugno 2004 pubblicato su sito www.padrepioesangiovannirotondo.it)
Padre Pio entra nella storia del popolo di questa
città il 28 luglio 1916 (giorno dedicato al ringraziamento per questo dono
ricevuto dalla Divina Provvidenza) e trasforma lentamente San Giovanni Rotondo
nella città dell’accoglienza e della
riconciliazione.
Grazie alle provvidenziali iniziative di Padre Pio,
verso la metà del secolo scorso, mentre la miniera di bauxite della Società
Montecatini che tanto spazio aveva avuto per oltre un trentennio nella vita
sociale e occupazionale di questa città (basti pensare che alla fine degli anni
quaranta produceva 170.000 tonnellate annue di minerale e dava lavoro ad oltre
700 persone) si avviava al termine della sua attività, nasceva la Casa Sollievo
della Sofferenza, che ancora oggi rappresenta il polo occupazionale locale più
importante, con circa 3.000 occupati tra dipendenti diretti e
dell’indotto.
La storia di questi 150 anni, oltre a venire percorsa
richiamando alla memoria eventi importanti come quelli accennati, deve essere
ricordata per il contributo quotidiano, costante e silenzioso di migliaia di
donne e di uomini che hanno accompagnato i protagonisti dei giorni bui e di
quelli gioiosi ed hanno determinato una crescita rilevante nelle condizioni di
vita, contribuendo alla crescita della popolazione (passata dai 6.000 del 1860
ai 27.350 di oggi), della cultura e dell’ integrazione sociale sia locale che
nazionale.
Gratitudine deve essere riconosciuta ai cittadini che
hanno contribuito con la loro azione a far rimanere Padre Pio nel Convento di
Santa Maria delle Grazie, tanto che lo stesso Padre Pio, nel suo testamento
spirituale, rivolgendosi al Sindaco di questo “popolo generoso”, ha espresso il
desiderio di riposare in un cantuccio di questa terra: ospite per sempre di
questa terra.
L’unità d’Italia è stato un obiettivo risorgimentale e
resta ancora oggi un obiettivo culturale, economico e sociale da raggiungere.
Tutti siamo chiamati a dare il nostro contributo per poterlo raggiungere. La
città di San Giovanni Rotondo ha un compito importante: pellegrini da tutta
Italia arrivano qui alla ricerca di una parola di conforto, di un’accoglienza
ospitale e cordiale, di una riconciliazione con Dio e con gli uomini.
E’ dunque importante costruire una rete di servizi
integrata e condivisa che metta al centro l’accoglienza e l’ospitalità nei
confronti dei pellegrini e dei numerosi turisti. Solo in uno spirito unitario e
collaborativo tra tutti i soggetti del territorio potrà essere raggiunto questo
obiettivo prioritario.
A chiusura di queste brevi considerazioni colgo
l’occasione per porre in evidenza l’importanza dell’unità di una popolazione.
“Uniti si vince” e l’unità a cui siamo chiamati va ricercata nella condivisione
non solo degli obiettivi, ma anche degli strumenti per attuarla. Mentre sembra
più facile condividere gli obiettivi (migliorare i servizi di accoglienza ed
ospitalità), la condivisione degli strumenti (le regole del gioco) dovrà
avvalersi dei percorsi della democrazia, ben sapendo che se la Città avrà vinto
la sfida risulterà vincitore anche ogni cittadino.
Auguro a tutti voi ed alle vostre famiglie di vivere
serenamente questa festa dell’Unità d’Italia ed auspico il raggiungimento di
questo obiettivo per l’intera Città.
Viva l’Italia unita e viva San Giovanni Rotondo!