“Mamma ho mal di pancia!”

A cura della dottoressa
Pamela Longo
Psicologa e Psicoterapeuta
“Mamma ho mal di pancia” è la frase emblematica con la quale si sta presentando in maniera sempre più frequente un disagio importante che sta affliggendo bambini e adolescenti, che manifestano sempre più spesso la difficoltà a frequentare in maniera serena gli ambienti scolastici. Si tratta di una forma di malessere che necessita della guida attenta degli adulti di riferimento, affinché quest’espressione sintomatica possa trovar voce attraverso modalità più funzionali al benessere dello studente.
Le numerose assenze, la difficoltà di accesso agli ambienti scolastici, il vissuto di profonda disperazione al mattino, non sono semplicisticamente l’espressione della mancanza di volontà a frequentare le lezioni, ma rappresentano l’espressione di un disagio sempre più profondo che i giovani studenti stanno vivendo nella loro relazione con la scuola e con le numerose sfide che essa pone.
Frequentare la scuola e tutte le incombenze quotidiane risulta per tutti impegnativo, sebbene però fino ad un certo momento, e per molti lo è ancora, la possibilità di condividere con i pari, momenti e spazi che la scuola offre, rappresenta un fattore motivante aldilà del dovere e dell’impegno che la scuola richiede, per alcuni, invece, la paura dell’incontro con l’altro, travestito da scarsa motivazione alla socialità, e la forte pressione esercitata dalle performance scolastiche, possono rappresentare motivo di allontanamento dall’istituzione scuola, perché questa rappresenta il confronto con il senso del limite che la nuova generazione si trova spesso a vivere.
Si tratta di un disagio complesso, che non rappresenta un semplice capriccio e che non dovrebbe essere confuso con l’assenza ingiustificata da scuola, ma merita un’attenzione consapevole da parte della famiglia e degli insegnanti, i quali, ognuno per il proprio ruolo sono chiamati ad osservare le possibili cause alla base della difficoltà manifestata.
Tra le varie cause che possiamo rintracciare, oggi vorrei porre l’attenzione sulla paura del giudizio che rappresenta un forte deterrente motivazionale alla possibilità di mettersi in gioco nelle richieste scolastiche, che certamente stanno diventando sempre più complesse, e la difficoltà ad entrare in relazione con i compagni, per cui i pochissimi legami instaurati sembrano essere sempre molto labili e il coinvolgimento affettivo si mantiene ad un livello superficiale di conoscenza, per cui sempre più raramente, vi è la più autentica conoscenza del compagno di banco.
Il timore di esporsi e sentirsi giudicati negativamente per ciò che idealmente non si è, impedisce di riconoscere l’altro per ciò che realmente è. Inoltre, la difficoltà a tollerare la frustrazione del “fallimento” inteso come non raggiungimento dell’eccellenza, in un ambiente sempre più richiestivo, dove pare non esserci più spazio per l’errore e per la difficoltà, rappresenta quel campo minato in cui ci si muove con il timore di essere scoperti nelle proprie fragilità.
Sta a noi adulti, genitori, insegnanti e professionisti porgere la mano riconoscendo la sofferenza e il disagio più o meno espresso, accogliendolo e provando a significarlo affinché non rappresenti un ostacolo alla propria autodeterminazione, ma piuttosto diventi un’occasione di ristrutturazione di nuovi equilibri familiari e scolastici, rappresentando un momento di crescita ed evoluzione.
Per aiutare un bambino, dobbiamo fornirgli un ambiente che gli consenta di svilupparsi liberamente.
Maria Montessori